Vista dall'alto della vendemmia nei vigneti di Villa Cambiaso
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La Val Polcevera

Le colline che circondano Genova erano descritte dagli affascinati viaggiatori del Seicento come “ininterrotto giardino”: ville e monasteri circondati da giardini e terrazzamenti sui quali permanevano vigne, orti e frutteti.
La Val Polcevera già allora era coperta di vigneti estesi.
Disposta ortogonalmente alla costa, come netta separazione fra la Riviera di Ponente e la Riviera di Levante, ha sempre rappresentato la via di comunicazione più importante fra Genova e la Pianura Padana.
Attraversata da una fitta rete di strade che rispettavano sempre i muri in pietra dei terrazzamenti meglio esposti.

Alla produzione delle uve, soprattutto le autoctone Bianchetta Genovese e Vermentino, veniva destinata la collina medio-alta, connotata da un clima più fresco rispetto alle zone costiere, cosicché le alture della Valpolcevera – con il passare degli anni – si ricoprirono di vigneti.

Le “fasce” e i muri di pietra a secco: elementi e tecnica essenziale della viticoltura ligure

Il muro di pietra a secco è una struttura flessibile che sopporta sollecitazioni: è il peso che vincola le pietre disposte in verticale. Sta in piedi da solo senza appoggiarsi al terreno retrostante e senza l’utilizzo di alcun legante. Un’arte di costruire con pietre di medie dimensioni fondata sull’antica pratica, senza regole scritte, che viene tramandata sul campo fra maestro e apprendista.

Per garantire nel tempo la stabilità idrogeologica dell’intero versante, è stato indispensabile il totale recupero degli antichi terrazzi e dei muri a secco: elementi e tecnica essenziali della viticoltura ligure. Per mantenere le caratteristiche e il colore dei muri è stata fatta una meticolosa ricerca di professionalità antiche quanto specializzate e un’accurata selezione delle cave, quando non era sufficiente la pietra reperita sul posto.